Irisina: un ormone prodotto dai muscoli che migliora la funzione delle cellule pancreatiche nel diabete di tipo 2

Pubblicato su Science Advances uno studio dell’Università di Bari_supported_ dalla Fondazione Cianciola

Un importante passo avanti nella ricerca sul diabete di tipo 2 arriva dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, grazie a un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Science Advances. La ricerca, sostenuta anche dalla Fondazione per la Ricerca Biomedica “Saverio e Isabella Cianciola”, dimostra che l’irisina, un ormone prodotto dal muscolo scheletrico in risposta all’attività fisica, è in grado di migliorare la funzione delle β-cellule pancreatiche, le cellule responsabili della produzione di insulina.

Il contesto scientifico

Il diabete mellito di tipo 2 è caratterizzato da una progressiva perdita di funzione e di massa delle β-cellule pancreatiche, con conseguente riduzione della capacità di produrre insulina. Preservare e recuperare la funzione di queste cellule rappresenta una delle principali sfide della diabetologia moderna, poiché potrebbe modificare l’evoluzione stessa della malattia.

I risultati dello studio

Il gruppo di ricerca barese, guidato dal Prof. Francesco Giorgino (Ordinario di Endocrinologia) e coordinato scientificamente dalla Prof.ssa Annalisa Natalicchio (Associato di Endocrinologia), con il contributo del Dott. Nicola Marrano, ha dimostrato che l’irisina:

  • Migliora il controllo della glicemia in un modello sperimentale di diabete di tipo 2
  • Aumenta il contenuto di insulina nelle isole pancreatiche
  • Potenzia la secrezione insulinica in risposta al glucosio
  • Stimola la proliferazione delle β-cellule
  • Favorisce il recupero dell’architettura delle isole pancreatiche, suggerendo un’azione benefica non solo sulla funzione, ma anche sull’integrità strutturale delle cellule

Validazione in isole pancreatiche umane

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è la validazione dei risultati in isole pancreatiche umane provenienti da donatori affetti da diabete di tipo 2. In questi campioni, caratterizzati da una marcata compromissione funzionale, l’irisina è stata in grado di ripristinare la secrezione di insulina indotta dal glucosio e di aumentare il contenuto insulinico, rafforzando il potenziale valore traslazionale della scoperta.

I meccanismi biologici

Lo studio ha inoltre identificato nuovi meccanismi cellulari attraverso i quali l’irisina esercita la propria azione in condizioni di glucotossicità, una situazione tipica del diabete caratterizzata dall’esposizione prolungata delle cellule pancreatiche a elevate concentrazioni di glucosio. In questo contesto, l’irisina riattiva la secrezione insulinica attraverso la modulazione della via AMPK–mTORC1–S6K e della mobilizzazione del calcio dal reticolo endoplasmatico, un processo essenziale per il corretto rilascio dell’insulina da parte delle β-cellule.

“Questi risultati evidenziano il potenziale dell’irisina come molecola capace di contrastare alcuni dei principali meccanismi di disfunzione β-cellulare nel diabete di tipo 2”, afferma il Prof. Francesco Giorgino. “La rilevanza del lavoro risiede non soltanto nell’identificazione di un nuovo meccanismo biologico, ma anche nella dimostrazione che tale effetto è osservabile in isole pancreatiche umane provenienti da soggetti con diabete di tipo 2, un elemento cruciale per la prospettiva traslazionale della ricerca”.

Il ruolo della Fondazione Cianciola

Il progetto è stato sostenuto da finanziamenti nazionali ed europei, tra cui l’Unione Europea attraverso il Fondo Sociale Europeo, la Regione Puglia con il progetto “Tecnopolo per la Medicina di Precisione”, il Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito del programma PoC-MISE, il PNRR attraverso il progetto Age-It “Ageing Well in an Ageing Society” e la Fondazione per la Ricerca Biomedica “Saverio e Isabella Cianciola”.

Questo contributo conferma l’impegno della Fondazione nel sostenere ricerche ad alto impatto traslazionale, capaci di tradurre le scoperte di laboratorio in potenziali benefici concreti per i pazienti

Una rete di collaborazioni di eccellenza

La ricerca testimonia il valore di un gruppo che integra competenze sperimentali, cellulari e molecolari con una consolidata esperienza clinica nel campo del diabete e delle malattie metaboliche. Lo studio si è avvalso della collaborazione di numerose istituzioni scientifiche italiane, tra cui:

  • Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR di Bari
  • Istituto Nazionale di Gastroenterologia “Saverio de Bellis” di Castellana Grotte
  • IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano
  • Università di Pisa
  • Transgenic Mice Facility Biogem S.c.ar.l. di Ariano Irpino

Prospettive future

Nel complesso, i risultati aprono nuove prospettive per lo sviluppo di strategie innovative finalizzate alla protezione, al recupero funzionale e potenzialmente alla rigenerazione delle β-cellule pancreatiche nel diabete di tipo 2. Sebbene siano necessari ulteriori studi per valutarne l’applicazione clinica, la pubblicazione rappresenta un importante riconoscimento del contributo dell’Università di Bari e della Fondazione Cianciola alla ricerca diabetologica sperimentale e traslazionale a livello internazionale.